Donne vere in passerella a New York

Donne vere in passerella a New York

Con l’iniziativa Role Models Not Runway Models la designer Carrie Hammer porta in passerella donne in carriera, atlete e imprenditrici.

 

La stilista Carrie Hammer che per il New York Fashion Week ha invitato donne “vere” a sfilare in passerella,  ha dichiarato che gli abiti devono essere confezionati su donne reali e raccontare la loro storie,  pensando al lavoro e a ciò che realmente le possibili consumatrici desiderano.

Fino a 30 anni fa l’industria della moda cercava donne manichino, selezionate secondo canonici estetici precisi e determinati da pochi eletti, che facessero soltanto il minimo indispensabile, vendere il capo d’abbigliamento e gli accessori coordinati rendendo il prodotto (e non il veicolo dello stesso) magico agli occhi delle possibili acquirenti.

«Guardate, guardate, non me, sembrava dire, ma ciò che indosso perché, se vi piace, può essere vostro. Io sono soltanto il mezzo che vi indica come realizzare i vostri sogni» – cit. Judith Krantz, La figlia di Mistral

Questo piccolo passo tratto da un best seller pubblicato negli anni ’80 illustra molto bene l’idea che si ha dei vari attori che operano nel campo della moda. La protagonista del romanzo non è una donna vera ma una modella di carta che diviene, lungo una trama immaginata, la fondatrice di una delle agenzie di modelle più influenti di New York.

Si descrive una donna fatta da sé, libera, indipendente, capace di prendere delle decisioni senza il sostegno di un uomo e di trasmetterle esteriormente con la sua bellezza e il suo portamento.

Se si pensa a com’è cambiata la moda negli ultimi 50 anni ci si accorge che è cambiata l’immagine stessa che si ha della donna anche nella vita reale, non solo in quella letteraria. Non più graziose creature ornamentali ma donne vere, capaci di comunicare il loro intelletto senza svilire il loro fascino femminile e viceversa.

L’idea di moda di Carrie Hammer

Donne vere in passerella a New York

 

La moda immaginata da Carrie Hammer, infatti, appare più interessata a raccontare, attraverso l’abito, i traguardi e i successi professionali dell’universo femminile. A New York hanno sfilato donne vere, nel senso che le indossatrici scelte occupano ruoli di prestigio e potere nella società in veste di avvocati, atlete olimpioniche, giornaliste e così via.

Per la sfilata della Hammer, infatti, sono state invitate, per presentare la nuova collezione, 27 donne “vere” e che hanno portato sulla passerella del New York Fashion Week non solo le creazioni della stilista ma hanno raccontato, attraverso gli abiti, la loro intelligenza e indipendenza professionale. Invitate che non si sono sedute in prima fila per veder scorrere qualcosa che ispira un sogno di bellezza ma che si sono messe in gioco mostrando sogni fattisi realtà.

Ecco il video della sfilata.

Leggi anche: Diventare una modella: 5 italiane a cui ispirarsi

Una nuova prospettiva

Donne vere in passerella a New York

 

Cambia dunque l’approccio, il punto di vista del designer di moda che adatta la sua creatività sartoriale alla personalità e alle capacità di chi lo indossa. Oltre a sognare di acquisire fascino attraverso una creazione tessile, l’indumento racconta una storia e la valorizza esaltando donne in carriera affascinanti e padrone del loro destino.

Cambia il messaggio. Diventare modella, anche solo per un giorno, diventa, alla New York Fashion Week, un segnale rivelatore di come l’industria della moda si stia muovendo per ascoltare donne vere e narrarle facendo attraverso uno stile nuovo, unico e completo. Uno stile che l’indossatrice professionista deve essere in grado di trasmettere anche attraverso la sua personalità e il suo trascorso.

Probabilmente, è anche per questo che hanno successo programmi televisivi come America’s Next Top Model, format diretto dall’ex top model Tyra Banks la quale, un po’ come la protagonista de La figlia di Mistral, veste i panni di imprenditrice e formatrice dei nuovi volti della moda. L’ex top model, infatti, seleziona le e i possibili candidati valutandone non solo il particolare aspetto fisico ma anche la capacità di far trasparire, nel portamento o attraverso gli scatti fotografici, la loro personalità. In un gioco di illusioni e realtà.


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