La storia di un vero re: Giorgio Armani

La storia di un vero re Giorgio Armani

Da medico mancato a Re del fashion e del Made in Italy. Scopriamo insieme la storia e lo stile inconfondibile di Giorgio Armani.

 

Ci sono persone straordinarie in questo mondo, persone che con il loro enorme talento riescono a illuminare numerosi aspetti della vita. Creativi, leader, geni, chiamali come vuoi, perché le loro qualità sono tanto estreme da non poter essere ingabbiate in qualsivoglia categoria.

La genialità non si ferma o condiziona, resta libera, pronta a segnare noi e la realtà che ci circonda.

Giorgio Armani è uno dei migliori esempi di tutto questo, una persona che con la sua vena talentuosa è stato capace di cambiare e migliorare il mondo della moda, segnando quasi un prima e un dopo il suo arrivo e le sue creazioni. Non c’è giovane designer di moda che, pur non amandolo, non si sia scontrato con il suo stile, con la sua idea di moda.

Dalla Facoltà di Medicina alla moda

La storia di un vero re Giorgio Armani

Armani, ormai quasi un sinonimo di fashion, esempio concreto di eleganza e di made in Italy, un King (lo chiamo proprio così) che da piccolo designer è stato capace di diventare un imprenditore che controlla un vero impero tra marchi, strutture ricettive, negozi. Un impero longevo che sembra destinato a diventare sempre più importante.

Un avvicinamento, quello del giovane Giorgio, che arrivò quasi per caso, per poi spingerlo nel 1957 a lasciare la Facoltà di Medicina di Milano. Il passaggio nel team della celebre Rinascente lo portò ad occuparsi dell’immagine dello store insieme agli architetti.
Un’esperienza a dir poco chiave che gli permise di disegnare le sue prime collezioni, prima per il brand Hitman di Cerruti, poi con l’influenza fondamentale di Sergio Galeotti la prima a nome Armani.

Forse ancora prematura, ma già segnata da quegli elementi che saranno sempre riferimenti del suo stile: la reinterpretazione della giacca da uomo per donna, la destrutturazione dei capi, la morbidezza delle stoffe, i colori sfumati.

Bastò infatti poco perché arrivassero i primi successi e riconoscimenti. Diane Keaton, nel ‘78, ritirò l’Oscar per “Io e Annie” di Woody Allen indossando una giacca Armani.

Negli anni ‘80 diventò un must per la nuova leva delle star americane (Richard Gere su tutte). Come si può dimenticare la sua eleganza in “American gigolò”, pellicola che gli diede visibilità mondiale? La copertina di Times nel 1982 ne è chiaro esempio ed ennesimo lancio del brand e della sua filosofia stilistica, elegante ed innovativa allo stesso tempo.

Una proposta, quella di King Giorgio, capace di far innamorare celebrità e gente comune, unendo a un design unico, soprattutto esteticamente, l’esigenza di una vestibilità e comodità in grado di rendere le sue creazioni portabili in ogni occasione.

Stilista e imprenditore di successo

La storia di un vero re Giorgio Armani

Dicevamo stilista, ma anche imprenditore lungimirante. Fu infatti tra i primi a capire la necessità di creare capi meno costosi, lanciando sotto-brand accessibili. Il 1981 è l’anno di Emporio Armani e Armani Jeans. Armani Exchange vide la luce nel 1991, mentre negli anni 2000 arrivarono Armani Collezioni, Armani Casa e EA7. Un modo per differenziarsi e rendere il genio di Armani accessibile a tutti, adattandolo a necessità diverse.

È di pochi anni fa lo sbarco nel mondo delle strutture ricettive, con due hotel di lusso a Dubai e a Milano totalmente Armani style, capaci di dimostrare la bravura di Giorgio per cui ogni mossa si tramuta in successo.

Successi che hanno saputo influenzare enormemente il Made in Italy e trasformare Milano nella riconosciuta capitale della moda. Successi che portano il Solomon R. Guggenheim di New York a dedicargli una mostra celebrativa per i primi 25 anni di attività.

Un amore per l’arte (perché la moda “vera” sa essere arte) che continua e che lo porterà nel 2016 a donare a Milano il suo Hangar, un luogo che si presta a essere un polo culturale unico e prezioso.

Perché per essere bravi basta spesso il talento, per essere un Re serve tutto il resto.


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