5 Consigli per Fare Storytelling

5 Consigli per Fare Storytelling

Tutti hanno una storia da raccontare, ma non tutti sanno come farlo. Ecco qualche consiglio per te.

 

La nave è stipata fino all’inverosimile, ma cosa ci aspettavamo in questo periodo dell’anno? Una rapida sosta e poi si riparte. Prima però non voglio perdermi nulla di questo breve regalo che il caso ci ha appena fatto. Guardo già la città e so anche cosa sto per vedere. Chiudo gli occhi. Gli odori del porto mi riportano piano alla memoria: la mano nodosa di mio padre che mi stringe, la voce roca di mia madre che mi ricorda di non correre appena abbassano il grande portellone arrugginito della nave sgangerata che abbiamo preso per arrivare a Genova. Le mie trecce bionde, il mio cappello di paglia.
Riapro gli occhi: I profumi, i rumori, i colori di questa città mi investono così come le emozioni che portano dietro. Cosa vedo? Una città imperiosa, coronata dalle montagne, una signora del mare. Boccaccio aveva ragione… non esiste un’altra come lei, come Genova.

Scommettiamo che hai appena chiuso gli occhi, immaginato la nostra amata Genova, sentito quasi gli odori, la mano del padre, la voce della madre e, una volta riaperti, per un attimo hai sentito nostalgia di questa città pur non avendola (forse) mai visitata. Vero? Hai appena subito il fascino dello storytelling, l’arte di far sognare, coinvolgere ed emozionare gli utenti.

Tutti abbiamo, da qualche parte nel cassetto della biancheria, una storia da raccontare. Questa, utilizzando i giusti strumenti, canali e tecniche narrative, può aiutare l’azienda, il prodotto o la persona, ad aprire un canale emotivo con gli utenti coinvolgendoli. Esattamente come ha fatto la protagonista mostrandoti la sua Genova.

Quali sono i consigli che possiamo darti per fare di una semplice storia un’esperienza?

#1 Tu non sai chi sono io!

Lo storytelling è la tecnica narrativa che, attraverso il coinvolgimento, riesce a convincere l’utente ad acquistare il prodotto o il servizio che vogliamo che provi. Nulla di più sbagliato! Bisogna cancellare tutto quello che si crede di conoscere sull’argomento perché… le persone vogliono storie che, oltre a coinvolgere, le emozionino. Coinvolgimento=Emozione, quasi.

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Nessuno si emoziona senza empatia, senza conoscere chi c’è dall’altra parte. Il primo consiglio è proprio questo: mettere qualcosa di personale, di proprio, in ogni racconto! Un tratto somatico, caratteriale, un’esperienza: quando si racconta qualcosa che riguarda da vicino chi narra o se si “include” chi sta parlando in qualche modo nella storia, chi scrive è il primo ad essere coinvolto e questo l’utente lo nota. Ah, se lo nota!

La familiarità, l’empatia e la personalizzazione sono gli elementi che maggiormente coinvolgono l’utente per un meccanismo semplice quanto estremamente complesso: l’identificazione.

L’utente vuole immedesimarsi nell’eroe che si è scelto per lui, sentirsi parte della storia. Ha il desiderio, insomma, di capire dove l’autore vuole portarlo e, soprattutto, del perché dovrebbe seguirlo. Se si regala un pezzo di sé alla storia che si sta raccontando o di chi è l’autore (e chi è l’eroe scelto per questo racconto) si crea quella che tanti storyteller agognano di notte, tra un caffè e l’ennesima crisi da pagina bianca: interesse per la storia che si sta per raccontare!

#2 Lascia tutto e vieni con me

Quando Aladin chiede a Jasmine, nel famosissimo classico Disney “Aladin” (impossibile non averlo visto, e se ancora non lo si è visto, bisogna farlo: quel furbacchione di Walt ne conosceva di trucchi sullo storytelling!), di seguirla sul tappeto volante per un giro nelle Notti d’Oriente. la domanda è “Ti fidi di me?” . Ecco, questo è il nodo sul cuore dell’utente.

Significa che l’utente si sta chiedendo, in quella testolina buffa, se deve fidarsi di chi scrive. Anche se quello che si è raccontato nell’incipit lo ha incuriosito, si è ritrovato nel simpatico cappello a falde larghe della ragazza che arriva al porto di Genova portando con sé tutto il carico dei suoi nostalgici ricordi.

Ora deve decidere di seguire la storia e, cosa più importante, se arrivare allo step successivo, al motore dello storytelling: emozionarsi.

“Lui” non lo fa mica con tutti! Le persone tengono alle loro emozioni e concedere sensazioni (e fiducia) a destra e sinistra non è concepibile per nessuno. Quindi? Come si fa ad accendere in Lui (lo chiamiamo Luca!) le tre mistiche lucine che gli faranno dire “Ok, mollo tutto e ti seguo”?

Tradotto in linguaggio comune: come si fa a trasmettere all’utente credibilità, fiducia e – soprattutto – entrare in empatia con lui per emozionarlo?

Luca sa già qualcosa di chi scrive, ma vuole sapere perché scegliere di impegnarsi emotivamente nella storia: bisogna dargli una motivazione, accendere la sua curiosità, usare la sospensione del senso per convincerlo a prendere la mano che gli viene offerta e per seguire l’autore nella storia. La curiosità, la voglia di sapere cosa troverà quella ragazza nella sua sosta al porto di Genova.

Utilizza la voglia di essere stupito dell’utente per coinvolgerlo. Utilizzare le emozioni è la chiave.

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#3 Risate, sorrisi ed abbracci (ma non solo)

Ecco, ci siamo: Luca ha capito chi è chi scrive, cosa vuole, si è fidato dell’autore e gli ha preso la mano. Ed ora? Ora bisogna solo… raccontare! Utilizzando tutta la palette di Pantone di emozioni che si hanno a disposizione nel vocabolario emotivo di un racconta-storie. Ma non solo: bisogna far incontrare l’eroe della storia e l’utente, e presentarli. Farli abbracciare, farli rapportare, farli conoscere.

Alle persone i supereroi piacciono perché, dietro il mantello o la maschera, sono umani (anche se alieni). È questa la chiave del successo per emozionare qualcuno: se, in una storia incredibile, viene fuori il fattore umano – la fragilità, una paura comune, un sorriso spontaneo per una piccola cosa felice.

L’utente si emoziona, si sente coinvolto, si identifica: anche lui soffre, anche lui sorride, anche lui si è trovato di fronte ad una situazione simile.

[Tweet “Svelare un segreto del personaggio, renderlo umano. Farà la differenza! @social_muffin”]

#4 20mila leghe dentro la storia

Ora basta semplicemente fare quello che gli autori sanno fare meglio: raccontare la storia che si ha in mente a chi ha deciso di ascoltare. Una volta scelto l’eroe, il plot narrativo da seguire e il viaggio da intraprendere, è tutto pronto. Dall’altra parte abbiamo anche selezionato per bene del pubblico, i canali sui quali declinare la storia e come arrivare all’utente. Bene, l’impalcatura è pronta, gli operai anche, le luci perfette. Direi che si può cominciare a dipingere la storia.

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Il consiglio? Scrivere, scrivere, scrivere. Ancora meglio: raccontare. Lasciarsi immergere nel personale mare interiore e porta con te il lettore: esattamente 20mila leghe dentro la storia. C’è bisogno di circondarlo, di abbracciarlo, di catturarlo, sedurlo: c’è da coinvolgere tutti i suoi sensi. Fargli sentire il rumore delle onde, l’odore del mare. Fargli percepire la sabbia sulla pelle. Fargli amare il mare, Genova. Mostrargli il porto. Il colore del cielo. Le nuvole. Farlo salire su quella nave ed si avrà il lettore emozionato per eccellenza.

#5 I dettagli: quelli amabili, piccoli, maniacali

Inutile ricordare che le persone amano i dettagli. Ovviamente, non quelli soffocanti. Quelli piccoli, delicati, eleganti, semplici e dolci. Quelli che caratterizzano la storia. I dettagli sono il sale della terra, sono le nuvole di un cielo candido.

[Tweet “I dettagli rendono una storia unica, coinvolgente e unica. @social_muffin”]

Tutti fanno caso al fatto che quando si beve il caffè inevitabilmente si forma una curiosa macchiolina a mo’ di cuore sul naso, proprio nel punto in cui la tazzina calda tocca la pelle. Vero? Ecco il dettaglio, il tratto distintivo.

Il nostro consiglio? Trovare il difetto della storia, trovare la sua imperfezione, trovare il Cyrano de Bergerac, e si avrà il dettaglio che rende la storia differente.

[Tweet “Ognuno ha una storia da raccontare. Tutto può essere raccontato. @social_muffin”]

Basta saper trovare la giusta atmosfera, tono di voce e seguire qualche dritta che ti può essere utile per far si che la storia sia quella giusta per l’azienda o per il servizio che si vuole raccontare. Basta ricordare che l’arte di raccontare è una questione di cuore e di… naso! 🙂